L'Ipertrofia Prostatica Benigna consiste in un ingrossamento della prostata. Con l'aumentare dell'età la porzione centrale della ghiandola (posta a manicotto intorno al canale urinario) tende a svilupparsi in maniera eccessiva e spropositata. A causa dell’ ingrossamento l’uretra può essere compressa e schiacciata così come la parte periferica della ghiandola.
L'Ipertrofia Prostatica Benigna è caratterizzata oltre che dall'aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (pollachiuria e nicturia), anche da una sensazione di incompleto svuotamento, da minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta. Quest'ultima diventa una vera urgenza urologica che richiede il posizionamento di un catetere vescicale al fine di svuotare la vescica e impedire conseguenze più gravi. L'esplorazione rettale, l'ecografia prostatica trans-rettale e l'uroflussimetria sono esami diagnostici che integrati possono fornire una diagnosi accurata della patologia.
Il Trattamento
Esistono sia cure farmacologiche che terapie di tipo chirurgico:
Farmaci
Negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci estremamente efficaci nel ridurre i disturbi legati all'IPB.. La terapia per la cura della Ipertrofia Prostatica Benigna si avvale dell'uso degli alfa-litici ed anti-androgeni periferici quali la finasteride e la dutasteride che inibiscono la crescita volumetrica dell'adenoma prostatico riuscendo inoltre in una buona percentuale dei casi anche ridurne il volume. Vengono anche utilizzati prodotti fitoterapici (estratti vegetali) la cui azione non è ben nota ma che sembrano agire sulla componente infiammatoria. Grazie a tali medicine il numero dei pazienti che devono essere operati si è fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i casi, però, ne beneficiano in eguale misura ed è quindi necessaria un'attenta analisi per ogni caso specifico.
Interventi chirurgici
Qualora il trattamento medico risulti inefficace è necessario intervenire chirurgicamente con interventi atti a rimuovere l'adenoma prostatico sia con tecniche endoscopiche (resezione trans-uretrale di prostata) sia a cielo aperto (per via trans-vescicale).
Esistono interventi chirurgici di diversi tipi:
L'adenomectomia transvescicale chirurgica è l'intervento tradizionale, in anestesia generale o loco-regionale, che si esegue con un accesso addominale sovrapubico ed è riservato alle prostate di grosse dimensioni. L’intervento dura circa 2 ore e il ricovero postoperatorio è generalmente dai 5 ai 7 giorni.
La resezione endoscopica transuretrale o T.U.R.P.: anche questo è un intervento chirurgico tradizionale, in anestesia generale o loco-regionale, che si esegue senza "taglio" ma con uno strumento endoscopico speciale introdotto nel canale urinario attraverso il pene. E' riservato a prostate medio/piccole. La procedura ha una durata da 30 minuti a 1 ora e il postoperatorio è in media dai 4 ai 5 giorni.
Distruzione della prostata con laser: tipi diversi di laser vengono introdotti per via trans-uretrale per distruggere il tessuto adenomatoso. La chirurgia laser presenta vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali: meno pericolosa, permette una degenza più breve; ma ha anche alcuni svantaggi: a volte più dolori nel postoperatorio, una convalescenza più lunga ed una tecnica chirurgica che può essere maggiormente complicata.
Recentemente sono state proposte nuove terapie alternative: alcune forme di termoterapia e elettroporazione, tutte ambulatoriali e minimamente fastidiose per il paziente. Non tutte sono però parimenti efficaci. Ciò nonostante, almeno per alcune di esse, l'assenza di complicanze significative e la minor invasività le rendono una strada alternativa interessante.
Come nel caso delle prostatiti, anche l'Ipertrofia Prostatica Benigna può ricomparire a seguito di un primo trattamento. Per ognuna delle tecniche sopra elencate, infatti, esiste la possibilità che si renda necessario un nuovo intervento per rimuovere tessuto adenomatoso residuo o ricresciuto.